giovedì 17 settembre 2009

James Dean è vivo



Almeno nello spot di questa società di investimenti a lungo termine. Cosa avrebbe potuto fare James, se avesse avuto più tempo? Ci piace.

mercoledì 16 settembre 2009

Uno su cinque tweet

è pubblicità -fatta gratis- dagli utenti.

Siamo noi il mercato, capito?

venerdì 11 settembre 2009

Allegria, cattivo gusto!



Va bene monetizzare gli eventi, ma sfruttare la morte di Mike Bongiorno mi pare una mossa troppo spudorata. Grazie a te, Mike, che c'hai fatto campà!
Vabbè che in Italia ormai tutti i mezzi valgono, date un'occhiata ai volgarissimi commenti lasciati su YouTube e inorridite. Congratulazioni, gentaglia di ogni dove.

lunedì 7 settembre 2009

Fanpage: maneggiare con cura. Il caso di Honda Accord Crosstour

La Fanpage può far crescere la tua attività in modo esponenziale e globale in pochissimo tempo. Oppure, può diventare oggetto di una forte contestazione altrettanto esponenziale e su scala globale. Il caso della Fanpage della nuova Honda Accord Crosstour inizia con la speranza che la facile equazione "Presente su Facebook=Successo immediato" si avverasse. Ma l'auto è brutta e i fan si sono ribellati, postando migliaia di commenti negativi.
Cosa è successo?
Secondo alcune analisi reperite online, gli errori sono tre:

-Honda ha rilasciato solo due immagini e basta. Niente approfondimenti, colori, equipaggiamento. Dal nulla nasce il nulla, o peggio, la tempesta.
-Facebook ha un ampio gruppo democrafico di iscritti. La Honda Accord Crosstour ha un pubblico ben diverso. Probabilmente il mezzo si è rivelato inefficace, attraendo giovani, blogger, creativi con un forte senso estetico e tanta voglia di litigare. Non, invece, i veri acquirenti potenziali dell'auto, troppo impegnati a lavorare e portare i figli a Judo.
-La viralità lavora in entrambe le direzioni. Occhio a pianificare quella costruttiva.

Come reagire?
Sicuramente non eliminando i commenti negativi, cosa che farebbe andare su tutte le furie la community. Tanto che Honda ha eliminato solo una ventina di commenti che contrastavano con i termini d'uso.
Tra questi, il commento positivo di un dipendente Honda, preso a coppini virtuali dopo appena due minuti:

Povero Eddie. Il suo commento è stato eliminato, secondo l'azienda, per non aver dichiarato di essere dipendente Honda e, nello specifico, perché sarebbe passato per portavoce, cosa che non è.

Ma l'azione di rispondere alla pioggia marrone con risposte valide potrebbe risultare positiva:
Aprirsi ai commenti negativi, cercando di stabilire una discussione con il pubblico dimostrerebbe un approccio intelligente dell'azienda, disposta a mettersi in gioco veramente e sfruttando, così, la brutta esperienza iniziale per dare la massima risonanza mediatica al prodotto.
Come diceva Wilde, "bene o male purché se ne parli". Lezione imparata, forse.
Infatti Honda ha pubblicato, nella scheda 'Message to Fans', un bella risposta dettagliata.

Tuttavia, figura da dilettanti.
Capita anche a loro.

venerdì 4 settembre 2009

Twitter versione analogica

Bell'articolo del Corriere che spiega come nel 1902 furono introdotte le cartoline, che venivano usate proprio come oggi si fa con i tweet.




Tra il 1902 e il 1910 furono inviate 6 miliardi di cartoline – una media di 200 a persona - e poiché nelle maggiori città la posta veniva consegnata una decina di volte al giorno si intuisce come questi rettangoli di cartone fossero utilizzati in botta e risposta rapidi e quasi immediati. «I prezzi bassi e l’efficienza del sistema postale edoardiano – scrivono i ricercatori – fece sì che quel mezzo di comunicazione scritto non fu eguagliato prima del ventunesimo secolo». I messaggi, oltre a essere necessariamente concisi, erano anche molto informali, e pieni di abbreviazioni. Proprio come oggi su Twitter. Tant’è che già allora c’era chi si preoccupava del deterioramento della lingua.
Quando il social network era palpabile.


giovedì 3 settembre 2009

Come demonizzare un malato

UPDATE: Il video Aids is a mass murderer è stato bannato da YouTube!
Qui un nuovo link per vederlo.

Disprezzo questo video. Quello che ci vedo è solo un tentativo onanista di giocare creativamente con un tabù. In questo caso, il tabù è Hitler. L'agenzia che ha partorito l'idea è tedesca, e chi ha un minimo di conoscenza della storia e della vergogna collettiva che essa ha riversato sulla società tedesca, non fatica a fare 2+2.
Un tentativo di farsi pubblicità, credendo di infrangere un tabù.
Il problema è che se in Germania Hitler è visto come un concetto (e quindi la metafora può funzionare), nel resto del mondo il dittatore è comunque percepito prima di tutto come un essere umano, diventando quindi metafora non tanto del "male", quanto del malato.



FAIL.

Twitter, storia di un logo

Da non credere. Una serata di cazzeggio su siti umoristici può rivelarsi molto più produttiva di una giornata di lavoro. Un giorno scriverò un'ode al cazzeggio: è più facile inibire la creatività restando su schemi di lavoro rigidi, invece di lasciare aperte le porte e filtrare il più possibile di ciò che ci circonda.
E' difficile che qualcuno di voi conosca il latte di soya Silk. Io non l'ho mai sentito, ma negli Stati Uniti è un prodotto famoso. Oggi il packaging del prodotto è diverso, ma tempo fa la natura e l'ecologia che tentava di veicolare era riassunto in un uccellino stilizzato. Sorprendentemente... identico al logo di Twitter:





Coincidenza? Boh, e questa grafica apparsa su uno shampoo al tè?



E non è finita. Lo stesso ramo compare sul case di un mini PC, il KPC's Shuttle PC:



Gli indizi cominciano a diventare troppi. E un sospetto prende sempre più piede: fotografia da stock?

La storia del logo di Twitter è breve e bastarda. Il designer, Simon Oxley, venne pagato appena tra i 2 e i 6 dollari per il suo lavoro, suscitando qualche polemica riguardo allo sfruttamento di lavori "crowdsourced" (ovvero "fatti dalla comunità degli utenti"). In confronto la designer del logo Nike, Carolyn Davidson, venne trattata davvero bene (35$).
Ma alla fine, a Oxley non è andata così male. L'utente simonox, su iStockphoto.com, gode di 200 download del suo uccellino vettoriale royalty-free ma la sua esistenza ammonisce le aziende: quando impareranno a non fidarsi troppo delle immagini di stock e inizieranno a far realizzare materiale originale?

Cosa che Twitter ha appena fatto, sostituendo l'uccellino.

mercoledì 2 settembre 2009

Più nel dettaglio: Closr.it

Sale la quantità di immagini artistiche realizzate dagli utenti internet. Sale la risoluzione delle immagini. Sale la complessità delle opere. Così qualcuno si è finalmente accorto di un bisogno che inizialmente apparteneva solo ai navigatori di siti porno: la facoltà di zoomare.
Closr.it è un sito (italiano!) nel quale caricare le proprie immagini in alta risoluzione per zoomarle mantenendo la qualità e scoprire, così, dettagli altrimenti invisibili.
Per esempio? Le pennellate del pittore, minuscoli particolari, singoli volti in grandi fotografie di gruppo, Dov'è Wally? e chi più ne ha più ne carichi.
Non è finita, le foto di Closr si possono comodamente incorporare tramite widget.





Da oggi, le foto si visionano anche nella loro seconda dimensione.
Closr ha anche una pagina su Facebook.

giovedì 9 luglio 2009

Il videoclip è crowdsourced

SOUR / 日々の音色 (Hibi no Neiro) MV from Magico Nakamura on Vimeo.



Per il video dei Sour 'Hibi no Neiro", la band ha selezionato un numero di fan che, dotati di webcam, hanno contribuito alla realizzazione del video musicale. Nessuna regia tradizionale, quindi. Solo buona volontà, utilizzo moderno delle possibilità tecnologiche per una palese imitazione di quello che da sempre si fa: ingegnarsi con pochi soldi. Il risultato? Sorpresa, simpatia, fidelizzazione, viralità. Bravi!

L'affissione sanguinante



Un'idea molto efficace per portare l'attenzione sulla macabra (eppur vera) equazione stradale: brutto tempo x velocità = incidenti. Quando piove, il bambino sul manifesto gronda sangue.

giovedì 2 luglio 2009

Facebook, l'evoluzione è inarrestabile


Il post di oggi è un più tecnico del solito, ma ne vale la pena.

Credo che ormai sia difficile tornare indietro. Facebook sta diventando l'unico nostro alter-ego online possibile. Dopo la prima grande rivoluzione, il nome utente semplificato, Facebook sta testando una nuova funzionalità destinata a rafforzare i tre cardini della condivisione legata al social network: Controllo, Semplicità, Connessione.
La nuova funzionalità consiste nella possibilità di decidere con chi condividere gli elementi postati sul profilo. Fin qui nulla di nuovo, ci sono le liste. La novità è il button "Everyone", che consente di aprire determinati oggetti condivisi alla visione di tutta internet, senza esclusioni.



Odora di morte definitiva dei blog, dopo la recente ammissione di grave agonia (sarò autolesionista, ma chi ha tempo e voglia di leggere un post, quando un tweet riassume il tutto e ti può rimandare all'articolo completo?). Ma odora anche di fagocitazione di essi in vista di un microblogging più dinamico e più personalizzato nei confronti del target desiderato.
Si accende qualche lampadina, pubblicitari?
La seconda novità, anch'essa in fase di test, comporta un nuovo passo verso il bypassaggio di Twitter: la possibilità di eseguire una ricerca fra gli aggiornamenti di status di tutta la community in base a parole chiave e risultati in ordine cronologico, esattamente come già si può fare con Twitter.
Ultimamente, sono tante le aziende che cercano il proprio nome o i proprio prodotti sugli aggiornamenti del microblog per prevenire un passaparola negativo e offrire direttamente ai consumatori un servizio cortesia iperpersonalizzato. Questo si riflette sulla community di Twitter, sul passaparola, sull'azienda stessa.
Facebook è sempre più completo. Fonde in sè cultura, informazione, esperienza, memoria, aggiornamento, condivisione... ed è la sintesi più semplice di questi elementi. Proprio come lo è un essere umano.

lunedì 22 giugno 2009

Bacardi odia le donne ma tenta di vender loro il Breezer

Facciamo i puri? Dai, siamo abituati alle campagne misogine. Quelle, però, dirette a un target maschile. In questo caso, invece, è il caso di farli, i puri. Bacardi, infatti, ha realizzato una campagna online per Breezer, il quasi soft-drink pensato per avvicinare gli adolescenti all'alcolismo, sfruttando un sito e un gruppo su Facebook dai contenuti offensivi e incredibilmente destinato alle donne! Il concept in pratica è questo:
Quest'estate, per essere sicura di cuccare, gira con un'amica cessa. Le amiche cesse, come il Bacardi Breezer, si trovano in diverse qualità e ti aiutano ad apparire più attraente.
Già...
Non si capisce come una campagna simile 1) sia stata approvata e 2) per quale motivo una donna debba acquistare un prodotto che la denigra utilizzando un repertorio così machista.
Aspettiamo una bella affissione diretta ai quattordicenni, dall'headline "Tanto non posso ancora guidare".




martedì 16 giugno 2009

Ha ha ha! Il tuo mezzo sta morendo!

The Daily Show With Jon StewartMon - Thurs 11p / 10c
End Times
www.thedailyshow.com
Daily Show
Full Episodes
Political HumorNewt Gingrich Unedited Interview

Chi si muove agevolemente nell'ambiente anglofono potrà godere appieno dell'arroganza dell'intervistatore, un archeologo moderno mandato da Comedy Central a studiare sul campo una fabbrica di notizie vecchie... la redazione del (cartaceo) New York Times!
Imperdibile testimonianza di un nuovo mondo che avanza.

giovedì 11 giugno 2009

lunedì 8 giugno 2009

Sulla crisi e sulle piccole agenzie


La crisi spazzerà via il modello attuale. Yawn. La crisi rivoluzionerà il mondo del lavoro. Yawn. La crisi porterà nuovi valori al sistema capitalistico, facendolo rinascere. Yawn. Ma non è tutto sbadiglio. Sono incappato in questo post di Scott Goodson, fondatore di StrawberryFrog (beh, cercala su Google), che dà ottimistiche previsioni (fondate!) sulla pubblicità al tempo della crisi e che magnanimamente ho tradotto per voi.

Con l'avvento della crisi, le chiamate di nuovi clienti si sono fatte sentire sempre di meno. Oggi potenzialialmente Goodson riceve una chiamata al giorno. Le cose stanno tornando busy perché...
Abbiamo notato che i clienti stanno andando a cercare i più smart, i migliori, partner più efficaci e più efficienti. Soci che facciano parte della soluzione, non del problema.
[...]
Se i livelli di nuovi contatti acquisiti (da Goodson, ndt) si manterranno tali, potremmo testimoniare la prima variazione significativa nel mercato lontano dalle agenzie tradizionali, che hanno controllato e dominato l'industria pubblicitaria per decadi, verso agenzie nuove, più innovatrici e con la competenza ed il pedigree per gestire creativamente un brand su tutti i media. [...] Se capite le pressioni a cui i clienti devono sottostare per ottimizzare la propria strategia con efficacia e velocità, è facile capire perché stiano cercando nuove opzioni e come le agenzie concorrenti possano superare modelli che sono in giro da 40-50-60 anni.
[...]
Dopo avere vissuto con il recente effetto psicologico del fallimento di alcune delle più grandi società del mondo, gli uomini d'affari semplicemente non credono più che i loro clienti siano parcheggiati al meglio presso la vecchia agenzia.
[...]
Al contrario, i clienti stanno cominciando a ritenere che mettersi nelle mani di un'agenzia tradizionale sia forse il movimento più rischioso fare.
[...]
Le pressioni dell'economia e della rivoluzione dei media attualmente in corso stanno spingendo i clienti a guardare le loro agenzie di fiducia con occhi diversi, più severi, e questo sta spazzando via tutte le ragnatele presenti nelle "soffitte pubblicitarie" generando nuove occasioni per le agenzie moderne che hanno dimostrato di saper dare nuova energia ai grandi marchi o di lanciarne di nuovi da zero per declinarli in modelli di business di successo.
Ho la sensazione che i dinosauri non si estingueranno, ma mi felicita sapere che non sono più gli unici predatori della giungla.

martedì 2 giugno 2009

Louis Vuitton, in arte

Takashi Murakami, giapponese, artista, disegnatore, scultore e ottimo investimento, vista l'impennata dei prezzi delle sue opere. Un paio d'anni fa è stato assoldato da Louis Vuitton per creare questo cortometraggio brandizzato. Un folle viaggio nel marchio con la certa benedizione di Lewis Carroll. Buona visione.

venerdì 29 maggio 2009

Vi copro il ponte del 2 giugno con 'na fetta di prosciutto

Mi dispiace rovinarvi il ponte con questo video, ma devo. Non è giusto che l'unico ad irritarsi la retina e il timpano con questo videoclip d'ispirazione raggaeton sudamericana sia io. Aggiungeteci pure un venerdì prefestivo da manuale e mi capite facilmente.
Dai, tanto poi torno martedì con una figata nipponica. Buon relax. Ma dopo questo, muahahahahahaha:

giovedì 28 maggio 2009

Dacci dentro, ma vacci piano

Un simpatico video in odore di viralità. Quant'è vero che basta davvero poco per fare un lavoretto decente. E' per un marchio di beedis indiane pubblicizzate su Facebook.



Aggiornamento: nuovo video.

mercoledì 27 maggio 2009

Il ritorno barilliano della signora Mazzini

Non m'è dispiaciuto il nuovo spot Barilla delle trenette al pesto. Certo, i contenuti sono sempre gli stessi, ma la storia si lascia vedere, non c'è che dire. Il target è stato ringiovanito con conseguente sparizione di fedi al dito e casa di campagna (dei genitori?) occupata da un nutrito gruppo di giovani baccanti in onore della sacra trenetta.
Ma chi ha capito che lo speaker è nientepopodimeno che Mina? Yes, Mina Mazzini. Da un aspetto, questo è un problema. Se gli stessi pubblicitari non sono in grado di riconoscere La Voce, potrà farlo il pubblico medio? Lo dubito con riserva. Sotto una certa età, molto probabilmente no. Ma al di sopra di essa?
Là si trova un target di consumatori cresciuti a Carosello, quando Mina in persona decantava la cuoca che c'è in ogni massaia (e di conseguenza in ogni figlia della massaia) degli anni Sessanta.
Quindi, da un lato lo spot non raggiunge subito tutti, dall'altro lato, raggiunge tutti con due storie diverse. I giovani ed ignoranti succhiatrenette e i fan (chi non lo è) di una Mina di memoria beat.

Ecco lo spot:



E il Carosello del 1967 (notare le soluzioni registiche):

martedì 26 maggio 2009

Nuovo vecchio spot Alitalia

Per chi non ha il privilegio di poter vedere il nuovo spot Alitalia in onda in TV lo posto qui per voi, cari cinici amici. Vedetelo, così procediamo con un commento.




Ecco. Me lo vedo Colaninno nel tinello di casa col suo portatile a montare le scene con Movie Maker. Prendiamo delle belle foto vintage featuring aerei Alitalia d'antan. Personaggi famosi d'altri tempi, super (banali) che cercano di catturare l'attenzione, (tentata) escalation di tensione e poi demoliamo il tutto con un taglio netto che mostra un aereo che decolla. E per restare in tema vintage non usiamo un aereo moderno, no per carità, ma un A320 ideato nel 1988! 
Sono curioso di quanto sia costato questo terribile spot, completamente sbagliato e per questo irritante. Perché, per esempio, per parlare di Compagnia Aerea ITALIANA si è scelta una canzone come "Only You"? Se era per trovare un jingle che dicesse "Solo tu", allora sarebbe stato comunque più furbo usare qualcosa di italiano. Che ne so, forse "'o Scarrafone"?
Per tutti è Alitalia? Questo è ancora da vedere. 
E la strada comunicativa non è questa. 

mercoledì 20 maggio 2009

Per stare in tema McDonald's

Non ho saputo resistere.

Plagio?

Sicuramente qualcuno si ricorda di questa simpatica pubblicità della Lottomatica di fine 2007.



Molti di meno si saranno accorti che si tratta di un plagio, o presunto tale.



Commenti?

martedì 19 maggio 2009

McDonald's e la ricetta segreta

E l'inquietante pagliaccione ci sfidò ad indovinare la prossima ricetta McDonald's. Un minisito dal meccanismo classico: scopri la ricetta e vinci un premio (un Nintendo DS). Peculiarità: gli ingredienti speciali sono tratti dalla tradizione italiana. Tsè, prima o poi anche Ronald si svenderà a Slow Food.

Doverosa citazione: Cadbury.

lunedì 18 maggio 2009

Investite e moltiplicatevi


Uno spot molto ben fatto. Di certo, all'agenzia si sono diveriti. Ma in tempo di crisi, è il caso di parlare di moltiplicazione di quattrini?

venerdì 15 maggio 2009

FIAT: una gara online che esce dallo schermo

T-Racer è l'ultima trovata della casa FIAT in Brasile. Un videogioco di corse automobilistiche in cui l'utente può misurarsi contro un pilota in carne e ossa... che guida un'auto reale in una pista vera!

Nel video, l'esperienza dei concorrenti del Grande Fratello brasiliano.

FIAT, Punto T-Jet "T-Racer" - WarmUp from ... on Vimeo.

giovedì 14 maggio 2009

Papergirl: arte e guerrilla

Papergirl #3 from Papergirl on Vimeo.

Condivisione, social, gratis, open... sono tutte parole con le quali già facciamo i conti, ma che non tutti hanno compreso. Bene, Papergirl le ha fatte sue... offline!

I regali inaspettati sono il meglio che si possa desiderare, vero?

lunedì 11 maggio 2009

La crisi, visualizzata



The Crisis of Credit Visualized from Jonathan Jarvis on Vimeo.

Questo video dura circa 11 minuti, ma ne vale la pena. Molto chiaro, ben fatto. Dovete solo capire l'inglese. Non siete forse globalizzati?

venerdì 8 maggio 2009

Come proteggersi dall'influenza suina?


E' presto fatto, con una maschera Anti influenza suina. E' specifica eh. Giuro. Comprala.

mercoledì 6 maggio 2009

Ray-Ban: Never hide... ma veramente!

animation,ray,ban,spotted


Per rimanere nel recente tema Ray-Ban, ieri ho fatto questo.
Ironico controsenso per una campagna così.

martedì 5 maggio 2009

Scappa dalla tua compagnia telefonica!




No evil. No al male. Un viralino per una società di comunicazione mobile e per il suo bel sito multimediale.

lunedì 4 maggio 2009

The seed

The Seed from Johnny Kelly on Vimeo.

giovedì 30 aprile 2009

Senza parole

In Wired di questo mese, nella rubrica Wired-Tired-Expired (quel che è trendy e quel che è vecchio secondo noi) ho trovato, nella colonna Expired la parola "Pippare".

mercoledì 29 aprile 2009

Ray-Ban: un successo virale

Vi saranno capitati sott'occhio, perché su YouTube impazzano. I video della NeverHideFilms sono parte della copy strategy della vasta campagna di comunicazione di Ray-Ban; una campagna ben integrata su mezzi online e offline con una vasta -machedicovasta, vastissima- visibilità. Praticamente Ray-Ban è ovunque e pure i blog ne parlano.
Il segreto del successo della campagna, che come head/payoff recita "Never Hide" è nel NON aver giocato sul "non nascondersi", ma aver puntato solo sulla figosità degli occhiali. Al di là della resistenza delle lenti, della bellezza del design o della garanzia.
I video ne sono un esempio perfetto.
Vi consiglio di notare l'estrema semplicità dei "set" e degli artifici tecnici. Ogni video è stato realizzato sfruttando gabole banali (riprese a ritroso, fili invisibili, spazi nascosti) e attori normali. Ogni storia è ad alto intrattenimento e al limite del veritiero. Eccone un assaggio dal canale Youtube di Ray-Ban.











lunedì 27 aprile 2009

Urban hacking con un po' di scotch nero

Non solo devi fermarti, ma devi anche andare a...
Spotting di EssG

venerdì 24 aprile 2009

Ma che bella Consumer Engagement




Amazing 3D immersion technology from IDEO Labs on Vimeo.


Mavà, scherzo. Troppo bello.

giovedì 23 aprile 2009

Guerrilla su manifesto ATM



Da qualche settimana ATM, l'azienda dei trasporti pubblici di Milano, comunica il prolungamento dell'orario di servizio della metropolitana del sabato sera. La campagna multisoggetto si basa su delle vignette molto semplici ed immediate. Qui un esempio. Un paio di giorni fa, però, qualcuno ha pensato di hackare il manifesto con un'azione di guerrilla applicando un orecchio (col nome del sito del concorso zushii.com) sull'orecchio originale. Una trovata inusuale per Milano.

Vuoi vedere che la crisi...

martedì 21 aprile 2009

Il Verbo di Godin



Si è recentemente svolto a New York 99%, un’interessante conferenza focalizzata non tanto sulle idee quanto sul come realizzarle. L’incontro ha visto salire sul palco, a tenere delle conferenze sul tema, i massimi esperti di creatività. Swissmiss si è occupata del liveblogging dell’evento mentre io mi sono limitato a tradurre il post relativo alla presentazione del guru del marketing Seth Godin, l’inventore della Mucca Viola.

Ecco i punti salienti del suo intervento:
-Non hai bisogno di essere più creativo, sei già troppo creativo.
-Sii la persona che conclude “spedendo”. Se sei orgoglioso di quel che “spedisci” e lo fai rispettando i tempi, avrai successo e arriverai a farlo più e più volte. Quel che fai di lavoro è “spedire”, non "essere creativo".
-Le [tue] resistenze diventano sempre più dure man mano che si avvicina il momento della “spedizione”. Ovviamente arriviamo al giorno del meeting prima della data di “spedizione” in quanto il nostro cervello di lucertola* continua a dire che vuole assolutamente esprimersi ora. La parte geniale (nel realizzare le proprie idee) è di far sì che il cervello di lucertola taccia abbastanza a lungo da superare le resistenze.
-Se cominci un progetto, lo finirai. Avrai tante discussioni col tuo cervello di lucertola all’inizio. Ma una volta che decidi di andare avanti, lo farai. “Spedirai”.

*Il cervello di lucertola è la parte più primitiva del nostro cervello e si trova alla base di esso, presso l’attaccatura con la spina dorsale. È responsabile dei nostri istinti primordiali (mangia, dormi, fuggi ecc…) e delle nostre paure irrazionali (parlare in pubblico, paura della morte e così via).

Il 26% degli spettatori non ha idea di cosa questo significhi

Questo è ciò che sta accadendo adesso.

lunedì 20 aprile 2009

Come dirlo?


Non è che la pubblicità non sia gradita. E' la pessima pubblicità che non lo è. E direi giustamente. Anche perché a me risulta che i consumatori non sappiano quello che vogliono. Per quello bisogna proporre attraverso la pubblicità... ma con intelligenza. Poi, io dico sempre che chi mi mette un depliant nella cassetta postale è condannato a non avermi mai come cliente. Eppure, ordino la pizza e il kebab da TRE differenti ristoranti e per il sushi ho DUE scelte. E non me le sono cercate. C'è qualcosa che ci fa incazzare nelle montagne di plichi dozzinali, graficamente poveri, perfetti in un negoziaccio ma fuori luogo nel mio appartamento. A chi comunicare è il come dirlo. E si comunica a un signore che porta in casa le bollette e la pubblicità. Diamogli un motivo per farlo.


Paint, quante piccole soddisfazioni mi togli.

mercoledì 15 aprile 2009

Il curioso caso di Benjamin Batman

Non è solo un corto esilarante, è uno spoof di due grandi film, ma è anche un'operazione promozionale. In comarketing. Virale. E poi?!?



Così si fa.

giovedì 9 aprile 2009

Grande concorso "Fango sul mio nome"




Si apre oggi il concorso per la chiusura più meritata di questa Promocard. Che è pure elettorale! Nulla di più delicato e nulla di più facile da "personalizzare". Buon divertimento!

Termino con un noto esempio che gira da un po' sulla rete.






Lasciate, lasciate spazio bianco nella head, nè. Ah, dimenticavo: chi vince il concorso vince la mia maschera. Non scherzo.


Aggiornamento pasquale (hat tip Irrisolta)!


Il cliente ha sempre ragione


Ma dopo aver pagato, sono affari suoi.
De gustibus...
Via Clarklab


mercoledì 8 aprile 2009

O uscito lo slogans!


Sarà costato molto poco e avrà goduto di una diffusione impareggiabile (è uscito su Metro Week di Milano nel Febbraio 2009) ma in quanto a offerta creativa c'è da farsi venire un'aneurisma cerebrale. Sorvoliamo sull'interlinea *dinamica* della headline. Il copy deve aver passato una difficile nottata pensando a cosa scrivere, raggiungendo l'illuminazione ermetica con una soluzione geniale: appropriarsi di un modo di dire!
Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti, non ha il pane. Geniale!
In pratica chi ha i mezzi non sa goderseli e chi non li ha, ha tutta la volontà di goderseli.
Quindi denti non è metaforico? É letterale? Ma che vuor dì?
E come si fa a ribaltare questo modo di dire? É già ribaltato dal "viceversa".
Solo la headline mi ha innervosito. La composizione grafica mi ha fatto alzare un sopracciglio. Perché uno sfondo nero troppo basso con l'effetto strappo?
Dai, almeno il logo è grande, il cliente sarà sollevato.
Poi vedo due bandierine, con la dicitura "we speak" e "ablamos" (senza acca).
Noi parliamo!
Cara agenzia, a parlare siam bravi tutti, a comunicare un po' meno.


martedì 7 aprile 2009

Per tempi di crisi (creativa)


Mi ricorda quel qualcuno che disse "non importa da dove venga un'idea, ma fin dove riesci a portarla".
Mi piace.

Peggio di un virus

I due grandi nemici della felicità umana sono il dolore e la noia.
(A. Schopenhauer)

Ma aggiungo: Una società iperestetica tende verso l'anestesia.
Cioè, quando tutto luccica, nulla luccica.
Anestesia moltiplicata per durata temporale = noia.

Che si fa?
Guardiamo meno TV e leggiamo più libri?
Ma dai...

Contro il mal di scelta




























Un biglietto per tutte le occasioni: con la All-in-One Card Stamp di Ji Lee, fine dei problemi.

lunedì 6 aprile 2009

Pecore LED per una partita a Pong




Questo è uno degli innumerevoli modi per raggiungere 5 milioni di click su YouTube in meno di un mese. La cosa più entusiasmante, tuttavia, è che questo video è vero.

Ecco come l'hanno fatto, con "buoni cani e buone pecore":



venerdì 3 aprile 2009

Perché, in Italia, la pubblicità fa schifo?

Tutti si lamentano che la pubblicità fa schifo. Le agenzie si lamentano perché i creativi si lamentano. Gli account si lamentano perché i creativi si lamentano perché non possono essere creativi. Il cliente si lamenta con gli account perché non è il caso di osare tanto. Così tutti si lamentano, nessuno rischia, nessuno innova ed eccoci tutti ancora qui ad aspettare gli anni ’80.
Le agenzie di pubblicità non sono degli studi di grafica agli ordini del cliente, pronte ad eseguire. Se un’azienda si rivolge ad un’agenzia, il teorema dovrebbe essere questo:

Io (azienda) produco ma non so comunicare → Tu (agenzia) comunichi quello che produco nel modo migliore → Parliamo di una linea comune → Troviamone una che soddisfi entrambi.

Ma la realtà è diversa. Spesso si scorda la parte “che soddisfi entrambi”. Così ci si impiglia in un sistema vecchio e puzzolente, in cui chi paga ha il diritto di decidere anche su ciò che non gli compete. Un po’ come il vecchio miliardario che compra un viaggio spaziale. Ma di lavoro non fa l’astronauta.
Non sto dicendo che il cliente debba pagare, tacere e subire.
Ma una volta concordata una direzione, dovrebbe fidarsi, rischiando. Succede così col proprio partner, perché non è così anche nel lavoro? Il cliente non è un partner?
Il nostro non è un lavoro facile, anche se la parola “creativo” riporta a perigei tanto distanti da un approccio scientifico, costruttivo e strategico in favore di una professione votata all’intrattenimento.
Questo è un serpente che si mangia la coda. E vi spiego perché.
Anzi, io lo so. Spiegatemelo voi.

giovedì 2 aprile 2009

Poster Boy, và e denigra.

Praticamente mio cugino d'America.

Chi di spada ferisce, di spada perisce.

È provato. Usiamo solo il 10% del nostro cervello. Di conseguenza, captiamo solo il 10% della realtà. E il cervello cerca di adeguarsi, captando gli schemi che riconosce immagazzinandoli nell’inconscio. Aspetta un attimo. Ma allora, tutto è subliminale? Questo video purtroppo è solo in inglese, ma, per chi ha la pazienza di andare fino in fondo riserva una sorpresa illuminante. Prendendo di mira due pubblicitari.